lunedì 24 dicembre 2012
Alberto Garutti, la retrospettiva al Pac
l Pac Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta dal 17 novembre 2012 al 3 febbraio 2013 la mostra “Alberto Garutti. Didascalia / Caption”, la prima retrospettiva dell’artista italiano tra i più rilevanti della scena artistica contemporanea.
La mostra, curata da Paola Nicolin e Hans Ulrich Obrist, è un arcipelago di oltre trenta opere di differente natura: una serie di lavori storici, una nuova produzione concepita appositamente per il Pac, alcune riattivazioni di opere recenti e i modelli di progetti mai realizzati.
L’esposizione è attraversata da una molteplicità di linguaggi che vanno dalla fotografia alla scultura, dalla scrittura all’installazione, dal disegno al suono, dal video alla pittura, dalla conversazione all’insegnamento. Il percorso espositivo traccia così, per la prima volta, l’evoluzione della ricerca dell’artista dagli anni Settanta ad oggi.
“Con questa mostra il Pac conferma il proprio ruolo di sede espositiva di grande prestigio e di livello internazionale – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Stefano Boeri – La selezione accurata della produzione di un grande artista come Alberto Garutti, infatti, unita ad una curatela di alto profilo, realizza una proposta culturale di eccellenza nel panorama non solo milanese, ma internazionale”.
Dalla seconda metà degli anni Settanta in poi Alberto Garutti ha esplorato ladimensione narrativa e immateriale dell’opera d’arte. Nel corso di più di trenta anni di carriera, il suo lavoro testimonia un’attenzione crescente per la relazione tra la produzione di oggetti e il loro relazionarsi nello spazio sociale. Autore di alcuni tra i più efficaci progetti di arte pubblica in Italia e in Europa, Garutti a partire dalla fine degli anni Settanta in poi rielabora in forma autonoma e laterale la matrice concettuale e figurativa della generazione precedente.
Se l’intreccio di mercato e committenza è al centro di lavori come “Campionario” - una serie di stampe digitali su fondo monocromo, iniziate nel 2007, sulle quali una sottile linea nera ricama distanze e relazioni tra luoghi della città cari al potenziale collezionista - è in “Orizzonti” - dipinti su vetro in bianco e nero, realizzati a partire dal 1987, di diverse dimensioni e misure, ognuno dei quali porta il nome del suo committente - che Garutti testimonia l’interesse per la sfera di relazioni sentimentali e professionali che formano “l’orizzonte vero della mia vita”.
A partire dalla metà degli anni ’90 in poi, l’artista affianca al tema della relazione tra opera e committente l’interesse per la definizione di una metodologia critica nella produzione dell’opera d’arte in uno spazio pubblico. Il ruolo dell’artista nella città diventa così un nodo cruciale della sua pratica.
Attraverso la realizzazione di lavori-manifesto come quello realizzato a Peccioli tra il 1994 e il 1997 – dove l’intervento dell’artista è consistito nel restaurare la facciata del teatro del borgo vicino a Pistoia e nell’installare una didascalia in pietra che recita “Dedicato ai ragazzi e alle ragazze che in questo piccolo teatro si innamorarono” – o come “Ai Nati Oggi” – realizzato in varie città dal 1998 al 2005, dove alcuni lampioni presenti in aree pubbliche sono stati collegati ai reparti di maternità cittadini in modo tale che in modo tale che la nascita di un bambino coincidesse con l’intensificarsi della luce, che aumentava per poi decrescere lentamente – l’artista lavora come un antropologo, capace di restituire il manufatto architettonico alla comunità e di interrogare se stesso attraverso lo studio degli altri.
Tutta la mostra è attraversata da uno degli elementi caratterizzanti il lavoro dell’artista, l’uso multiforme della didascalia come modalità di diffusione delle opere al pubblico e come meccanismo attivatore di relazioni tra lo spettatore e i contenuti dell’opera. L’esposizione entra in stretta relazione con “Fuoriclasse. 20 anni di arte italiana nei corsi di Alberto Garutti”, la collettiva a cura di Luca Cerizza allestita fino al 9 dicembre 2012 alla GAM di Milano, a pochi passi dal Padiglione d’Arte Contemporanea.
L’unicità dell’approccio didattico sviluppato da Garutti in decenni di insegnamento presso le Accademie di Brera, di Bologna e all’Università IUAV di Venezia è parte integrante del suo lavoro e si configura soprattutto come esperienza viva e in evoluzione, raccontata alla GAM attraverso una selezione di lavori di 60 artisti che hanno frequentato i suoi corsi. Le due mostre risultano così complementari e concorrono a restituire una visione il più possibile completa della metodologia dell’artista.
Il PAC ha in programma attività didattiche gratuite per avvicinare il suo pubblico alle opere dell’artista: sono previste anche per la mostra di Alberto Garutti visite guidate per adulti e laboratori per bambini e ragazzi, ideati e organizzati da MARTE e realizzate con il contributo del Gruppo Coop Lombardia.
Inaugura a Napoli la mostra di Pina Della Rossa
La galleria 3F Fiorillo arte, presenta “Al di la’ del muro” mostra personale di Pina Della Rossa che espone una selezione dei suoi recenti lavori fotografici.
Docente di Disegno e Storia dell’Arte, vive e lavora a Napoli. Si è laureata all'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ha seguito i corsi di Fotografia di Mimmo Jodice. L’inaugurazione della mostra sarà venerdì 9 novembre alle 18.30 e sarà aperta al pubblico per un mese.
L’artista, come scrive Imma De Vincenzo, prosegue nella sua ricerca creativa attraverso una fotografia che diviene sempre più contemplativa, quasi onirica. La sua è un’indagine interiore, appassionata ed intensa, che parte dal reale per giungere inevitabilmente a una dimensione dell’anima, visionaria e silenziosa, in uno spazio che diviene infinito, metatemporale.
Colpiscono le particolari tonalità cromatiche, il gioco di luci ed ombre, l'intensità di un particolare. Tutto questo fa assumere ad esse una connotazione intrinseca che va oltre le foto stesse.
Sottile la differenza nelle sue opere tra fotografia e dipinto, tanto che ci si chiede: Pina Della Rossa è una fotografa che dipinge o una pittrice che fotografa? Entrambe le cose, evidentemente, perchè in ogni opera si avverte la sensibilità del tocco, l'armonia della composizione, l'emozione che, per prima, muove l'artista, pervade l'opera e da essa viene restituita in tutta la sua intensità.
La porta, emblema del varco, del passaggio-temporale, appare qui evocatrice di una forza magnetica, capace di attrarre a sé l’io, rendendo possibile il superamento delle barriere per raggiungere quella profondità che sempre traspare dalla materia. L’artista vuole andare oltre sé superando quel varco. Nelle diverse culture l’atto del “varcare una soglia” ha il significato di riunirsi ad un mondo nuovo e la porta rappresenta la separazione o la comunicazione tra i due ambiti, non solo come identificazione dello spazio fisico che delimita l’esterno dall’interno o viceversa, ma anche come passaggio tra due livelli: il noto e l’ignoto, il profano e il sacro.
La cornice richiama lo specchio, con il suo carico di significati, e l’individuo si ferma, dapprima solo incuriosito, poi attratto quasi magneticamente da essa, che appare misteriosa, magica, quasi “alchemica”: ecco che la cornice diventa limite di una dimensione parallela che affascina, coinvolge e quasi rapisce i sensi e l’anima. Lo specchio è infatti il simbolo più diretto della visione spirituale, la contemplatio, e in generale della gnosi, giacché attraverso di esso si trova concretizzato l’avvicinamento del soggetto e dell’oggetto.
Il muro scompare, lascia posto ad una luce che avvolge e coinvolge il soggetto, lo rapisce e lo attrae, così come chi guarda (lo spettatore), che viene coinvolto fino a sentire e vivere in prima persona l’idea che ha illuminato l’artista, cogliendone il significato più profondo e superando le apparenze.
Della Rossa esordisce poco più che 20enne con la mostra internazionale di fotografia alla Sicof di Milano. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali, l’ultima “Physiognomies” - Il ritratto nell’arte contemporanea - Primo Piano Living gallery a Lecce.
Si occupa anche di comunicazione per immagini attraverso il visual design, la fotografia, la pittura, le opere tridimensionali, fino all'uso delle nuove tecnologie digitali e multimediali. Passando dall’espressionismo, all’informale, raggiunge la sua massima espressività con lo spazialismo, evidenziato soprattutto attraverso la fotografia.
3F Fiorillo Arte
80122 Napoli – Riviera di Chiaia, 23
Tel. 081 7617450 3472947429
www.fiorilloarte.com 3f.arte@gmail.com
Orario:
dal lunedì al venerdì ore 9,30 – 13,30 e 14,30 – 18,00
sabato e domenica per appuntamento.
'Rivelazioni e Rovine', la mostra sui relitti del nostro tempo
Dal 13 novembre al 16 dicembre 2012 laFondazione Nicola Trussardi presenta Rubble and Revelation – Rivelazioni e Rovine, a cura diMassimiliano Gioni, la prima grande mostra personale di Cyprien Gaillard in un’istituzione italiana.
A ospitare il nuovo progetto dell’artista francese è il panificio militare della Caserma XXIV Maggio, affascinante gioiello di architettura industriale edificato in stile neo-romanico nel 1898 e dismesso nel 2005 dopo essere stato utilizzato per più di un secolo per la produzione di pane per tutte le caserme della Lombardia e dopo aver garantito il sostentamento all’intera città di Milano durante la Seconda guerra mondiale.
Cyprien Gaillard in pochi anni si è affermato nel panorama internazionale come uno degli artisti più promettenti della sua generazione: ha ricevuto alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti per artisti emergenti, quali il Premio per la Giovane Arte della Galleria Nazionale di Berlino (2011) e il Premio Marcel Duchamp del Centre Georges Pompidou di Parigi (2010); ha già esposto nei più celebri musei del mondo con mostre e progetti personali – al Centre Pompidou di Parigi e alla Tate Modern di Londra, tra gli altri – e collettive – all’Hamburger Bahnhof di Berlino, all’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, al MoMA di New York, al New Museum di New York – e ha preso parte alle maggiori kermesse internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, la Biennale di Gwangju e la Biennale di Berlino.
Archeologo delle rovine della modernità, Cyprien Gaillard esplora il mondo a caccia di monumenti della nostra epoca che hanno perso la loro aura e la loro capacità simbolica, e con la precisione di un ricercatore ne documenta la vita e il progressivo degrado. Come un nomade si sposta da un continente all’altro, imbattendosi in macerie e relitti che immortala con fotografie, video, sculture e collage, sintesi di un’ossessione per la poesia della distruzione.
Con lo sguardo del documentarista e un’estetica cruda e spettacolare, Cyprien Gaillardriflette sui temi della distruzione e del decadimento – oltre che della decadenza – che seguono alle trasformazioni sociali e culturali. Ogni rivoluzione e cambiamento ha radici profonde e lontane nel tempo, che l’artista evidenzia creando sottili fili di collegamento tra passato e presente, tra culture e contesti differenti segnati da trasformazioni violente e manifestazioni di disintegrazione. Quella di Gaillard è una ricerca sull’iconoclastia, sulla perenne riscrittura della storia, sul vandalismo e il potere delle immagini, che diventa ancora più di attualità nel nostro presente agitato da proteste di strada e rivoluzioni di piazza.
L’architettura, così come i simboli commerciali del mondo globalizzato e le effigi del potere sono elementi che affascinano Gaillard per la loro capacità di influenzare profondamente i comportamenti umani. Edifici modernisti, periferie degradate, ruderi di torri e grattacieli, fortezze e bunker militari fanno da sfondo a una Storia naturale della distruzione (per citare i saggi del celebre scrittore tedesco W.G. Sebald sulle devastazioni prodotte dai bombardamenti aerei durante la Seconda guerra mondiale), all’interno della quale Gaillard mette l’accento sulle dinamiche che regolano le relazioni sociali, sui rapporti tra individuo e gruppo – in particolare nelle sottoculture giovanili di bande e tribù metropolitane – dove categorie quali la libertà e il diritto di scelta cessano di valere e tutto sembra muoversi come guidato dalla forza della massa.
Da tutto questo nasce il progetto Rubble and Revelation – Rivelazioni e Rovine per la Fondazione Nicola Trussardi. All’interno degli spazi carichi di memoria del panificio militare della Caserma XXIV Maggio Cyprien Gaillard ci conduce attraverso la suasuggestiva visione dei relitti del nostro tempo: con un crescendo continuo di tensioni e sovrapposizioni, video, fotografie, immagini e suoni creano un percorso in cui si alternano esplosioni e silenzi, devastazione e contemplazione.
Con Rubble and Revelation – Rivelazioni e Rovine la Fondazione Nicola Trussardi continua la sua attività nomade che dal 2003 la porta alla continua esplorazione di Milano, per riscoprire e valorizzare grazie alle visioni dell’arte contemporanea gioielli dimenticati e spazi preziosi nascosti nel cuore della città. Dopo le importanti mostre personali di Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Darren Almond, Maurizio Cattelan, John Bock, Urs Fischer, Anri Sala, Paola Pivi, Martin Creed, Pawel Althamer, Peter Fischli e David Weiss, Tino Sehgal, Tacita Dean, Paul McCarthy e Pipilotti Rist, la Fondazione Nicola Trussardi è ora orgogliosa di presentareper la prima volta in Italia una grande mostra personale di Cyprien Gaillard.
lunedì 5 novembre 2012
Cantante per caso. Intervista esclusiva ad Andrea Nardinocchi
Andrea Nardinocchi nasce a Bologna nel 1986, dove tuttora vive.
Appassionato di basket, in particolare del “free style basket” di cui diventa campione italiano, un giorno capisce che no, quella non è la sua strada. Decide quindi di iscriversi ad una scuola, la Music Academydi Bologna, dove l’iniziale curiosità si trasformerà ben presto in passione.
Occhi grandi, temperamento artistico e un grande talento nel mixare con scioltezza soul ed elettronica al beatbox(ovvero la produzione di suoni ritmici con la bocca).
La Voce ha intervistato per voi il giovane artista.
Andrea nell’era in cui tanti, forse troppi, sentono il richiamo dell’arte, studiano anni e poi si presentano ai reality per diventare famosi, tu sei diventato cantante per caso. Com'è successo? Ho coltivato la passione del basket sin dalla più tenera età e l’ho portata avanti per tutta la mia adolescenza, per tutta la mia vita si può dire.
Arrivato a 18 anni ho avuto un momento di crisi perché giocare a basket non mi divertiva più. Quindi non sapendo cosa avrei fatto, nel momento in cui ho smesso di giocare ho voluto provare per mera curiosità a cantare, sebbene non fosse mai stata una mia passione.
Quindi sono andato in una scuola e ho iniziato a conoscere persone che mi hanno aperto orizzonti su nuovi generi che non conoscevo e ho iniziato ad appassionarmi.
Sai suonare il pianoforte, ma utilizzi anche strumenti un po’ particolari. Quali sono?
Quando ho iniziato a cantare non sapevo suonare nessuno strumento, di conseguenza ho fatto un po’ di necessità virtù e ho iniziato ad usare una loop station, strumento che permette di registrare la propria voce e poi rimandarla in modo ciclico, permettendo a chi la sta suonando di sviluppare tutte le parti di arrangiamento vocale. Questo sicuramente è stato uno dei primi strumenti che mi sono serviti come approccio iniziale alla musica. Lentamente ho imparato a suonare il piano, il basso e altri strumenti che poi mi sono serviti nella scrittura e nella composizione.
Dicono che tua sia il nuovo Tiziano Ferro…
A me sembra molto diverso lo stile di Ferro, però capisco che ad un ascolto superficiale è facile assimilarmi a lui.
Balli anche l’hip hop. Per ballare e cantare ti ispiri a qualcuno? A dire la verità no. Mi è sempre piaciuto ballare ma l’ho sempre vissuto come hobby, portato avanti per conto mio, da autodidatta. Sono certamente stato influenzato da tutto ciò che è la cultura hip hop, ne ho assorbito molto lo stile.
Quando canti “Cerco un posto che mi toglie il male di vivere”, a cosa ti riferisci?
Mi riferisco al malessere generale che si ha quando si è depressi, abbattuti da quello che viviamo e quando non si sa dove sbattere la testa, perchè non si sa qual è il posto per noi.
Si può dire che hai trovato il posto per te?
Non lo so, sono molto cauto nel tirare conclusioni. Ho appena iniziato, devo ancora fare molto, c’è un album in lavorazione. Sicuramente in questo momento, questa è la cosa a cui mi sto dedicando quindi posso dire che,per il momento, ho trovato il posto per me.
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